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Articolo Bruno Donati

Informazioni > La Via Alta Vallemaggia

Via Alta Vallemaggia
Un lungo viaggio a piedi ad alta quota  di BRUNO DONATI

Era proprio l’ultima cosa che si potesse pensare, molto di più di un’idea peregrina: un proposito talmente dissennato da non trovare alcuna considerazione e da relegare tra i progetti più assurdi. Eppure la Via Alta Vallemaggia è ora una realtà.
Ai Valmaggesi le vie di comunicazione sono sempre state a cuore; per garantire la mobilità hanno operato senza sosta alfine di rendere possibile la transumanza, di creare una strada carrozzabile che rompesse l’isolamento per avvicinarci ai centri e alle importanti arterie viarie. Gradualmente, a partire dall’Ottocento, venne costruita una strada carrozzabile, estesa fino a raggiungere le valli laterali e a collegare infine tutti i villaggi. L’ultimo abitato a venir raggiunto con l’automobile fu quello di Brontallo, nel 1955. Da non dimenticare la straordinaria impresa che ci ha regalato la ferrovia Locarno-Ponte Brolla-Bignasco (1907-1965), le strade agricole e forestali, quelle legate ai lavori idroelettrici e alle aree edificabili. Tutta questa rete viaria serve una piccola parte del territorio, si concentra sui fondovalle, e si basa sui mezzi di trasporto meccanici con spostamenti rapidi e frequenti, spesso frenetici.

La Via Alta Vallemaggia ha nulla in comune con la viabilità odierna, non è in concorrenza e non ha punti d’incontro con il traffico attuale, segue altri percorsi, esplora zone disabitate, non si basa su mezzi di trasporto, risponde a un bisogno intimo di ritornare, almeno per qualche giorno, al movimento e agli spostamenti che hanno contrassegnato da sempre l’umanità, fino a qualche decennio or sono.

Per concepire e realizzare la Via Alta bisognava essere un po’ sognatori, ma molto altruisti, determinati e concreti. L’idea nasce e matura in Valle Lavizzara, la cova Efrem Foresti, attratto dalla prospettiva di raggiungere Locarno dalla montagna: in breve tempo contagia un gruppo valmaggesi che si danno da fare a cercare i passaggi da valle a valle e a trovare i punti logistici. In un paio d’anni si definisce il percorso, lo si sbozza sul terreno, si attrezzano i punti più delicati, si marca con la pittura: contemporaneamente si costruiscono i rifugi dell’alpe Spluga, in Valle di Giumaglio e del Masnee, in Valle di Maggia, si risistema pure provvisoriamente quello di Tomeo. Ora l’intero percorso è pronto e l’inaugurazione avrà luogo il 30 luglio a Cardada con l’apertura ufficiale di uno dei più bei trekking del Ticino.

In poche parole e con qualche dato la Via Alta la si può riassumere così: un tragitto escursionistico e alpino lungo oltre 50 chilometri, da percorrere in cinque-sei giorni. Neppure un passo sul fondovalle principale, ma tutto l’itinerario si snoda ad alta quota, in parte sullo spartiacque che separa la Vallemaggia dalla Valle Verzasca e in parte ai piedi delle creste, che coronano selvagge valli laterali. Per quasi una settimana si rimane in quota, lontani dalla vita frenetica e immersi nella natura. Gradualmente si collegano due punti e due ambienti estremi: da Locarno a Fusio, dalle Prealpi alle Alpi, dal Lago Maggiore ai 3000 metri del Campo Tencia, dalla città ai villaggi d’alta montagna, dalle palme e le camelie fino alle rose delle alpi e al ranuncolo glaciale.

Un lungo cammino che si snoda tra cielo e terra, con un ampio orizzonte che permette di dominare solchi vallivi, catene montane che si disegnano sempre più lontano nella foschia, uno scenario che permette di abbracciare sullo sfondo la Pianura Padana e la vetta del Monte Rosa. È quasi come librarsi in volo e godere il paesaggio dall’alto, provando sensazioni intense di leggerezza e di libertà.

Passo dopo passo si segue il crinale che separa i due profondi solchi vallivi modellati dai fiumi Maggia e Verzasca, si attraversa appena sotto le creste tutta una successione di avvallamenti intagliati dai torrenti laterali, come la Valle del Salto, quella di Coglio e di Giumaglio, la valle di Serenello e di Cocco, la Valle di Tomeo e di Prato. Sono realtà sconosciute ai più, integre e selvagge. Lungo il percorso si incontrano nove laghi alpini, che accolgono il viandante come oasi di verde e luoghi piacevoli di sosta e di ristoro.
L’ambiente che si attraversa è un paesaggio di pietra, l’elemento primordiale e immutabile che forma le montagne. Si presenta con forme suggestive e fantastiche; la roccia crea impressionanti pareti, incredibili profili di creste ritagliate contro il cielo, plasma sorprendenti sculture, costituisce caotici depositi di frana estremamente suggestivi. Con il passare dei giorni l’escursionista ne coglie la vera sostanza e apprezza la ricchezza di un materiale ritenuto a torto inerte.

Quasi l’intero percorso della Via Alta si snoda oltre il limite della vegetazione arborea, nella zona più alta dei pascoli, dove l’inverno è lunghissimo e dove la bella stagione si riduce a soli tre-quattro mesi. Questa è una fascia oggi apparentemente inospitale, ma in passato molto utile per l’economia alpestre, per il pascolo estivo di vacche e capre; si riscoprono infatti numerose tracce della transumanza e le opere lasciate dagli alpigiani. Sono testimonianze di un’antica civiltà tramontata da pochi decenni e ricordano una vita segnata dalla fatica e dal bisogno, ma pure ingegnosa e serena. La Via Alta offre anche una viaggio nella storia, riesuma vicende umane cancellate dall’abbandono e dall’oblio, recupera alcune vecchie cascine trasformate ora in capanne in grado di ospitare i viandanti, ripropone antichi valori che restano tuttora attuali.
La Via Alta Vallemaggia la si percorre a piedi, la si vive emotivamente e la si fa propria con la mente.




 
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