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Il progetto Tomeo

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Valle di Tomeo
un territorio da riscoprire e da valorizzare
con la capanna Tomeo
capannatomeo@bluewin.ch


Progetto di sviluppo su piano regionale
con ripristino e trasformazione
dell’attuale rifugio



Patriziato di Broglio - 2010


1. Introduzione

Broglio è un piccolo villaggio (60 abitanti) dell’alta Vallemaggia. Nel 2004, dopo l’aggregazione con altri cinque villaggi, è entrato a far parte del comune di Lavizzara: un comune inserito in una realtà di alta montagna, molto vasto (18'746 ha), poco abitato (576), economicamente fragile.
Il Patriziato di Broglio gestisce il proprio territorio (1294 ha), formato in gran parte da boschi, da alpeggi e da spazi improduttivi.
Broglio possiede tre alpeggi situati in tre zone diverse: Brunescio, Vaccariscio e Tomeo. I primi due alpi, negli ultimi 15 anni e con notevole impegno, sono stati oggetto di importanti lavori di miglioria che hanno permesso di ristrutturare le costruzioni e di ammodernare le infrastrutture casearie. Ogni estate i pastori vi portano tuttora numerose vacche e capre e producono eccellenti
formaggi d’alpe.
Le condizioni geografiche di Tomeo, per contro, non permettono più lo sfruttamento alpestre tradizionale, viene però tuttora sfruttato in modo estensivo con greggi di pecore che passano l’estate sui pascoli. A questa utilizzazione, di scarso interesse economico, si è sentito il bisogno di affiancare un’attività nuova e alternativa, che possa acconsentire di sfruttare le risorse del luogo, a favore della comunità, e in grado di impedire l’abbandono totale e l’inselvatichimento della montagna.
È importante far notare che il sentiero della Val Tomeo, da Broglio al Corte Grande, figura nell’Inventario delle vie di comunicazione storiche della Svizzera (TI 1064). Si dirama dal percorso del fondovalle e si può collegare in alto con altri analoghi percorsi della transumanza, tutti considerati di interesse storico, degni di protezione e di valorizzazione.
La valle di Tomeo con il lago, le vette che fanno da corona, i valichi e i corti con gli antichi stabili è assai conosciuta e viene regolarmente frequentata dagli escursionisti e dagli amanti della natura selvaggia e incontaminata. A loro disposizione, a Corte Grande, vi è anche un piccolo rifugio.
Di anno in anno il numero di chi la percorre con lo zaino in spalla aumenta costantemente e ora l’attuale rifugio non risponde più alle sempre maggiori esigenze dei viandanti e di chi vi pernotta. Il rifugio di Tomeo è divenuto inoltre un'importante base logistica della Via Alta Vallemaggia, un percorso alpino lungo oltre 50 chilometri che collega Locarno/Cardada a Fusio; è suddiviso in sei tappe con pernottamenti previsti nei rifugi di Nimi, Masnee, Spluga, Tomeo e nella capanna di Soveltra.
Nel caso di Tomeo si tratta di adeguare il rifugio a queste nuove esigenze. Il Patriziato di Broglio, proprietario del territorio e degli immobili, ha affidato ad un gruppo di lavoro il compito di studiare un progetto volto a migliorare e ad ampliare il rifugio e di fare i passi necessari alla sua relizzazione.
Il gruppo di lavoro è composto dalle seguenti persone:
Donati Claudio (coordinatore), Donati Gianluigi (membro del Patriziato), Foresti Efrem
(responsabile del rifugio), Gabriella Rotanzi, Donati Bruno, Donati Camillo.
Le persone scelte, competenti e motivate, hanno proceduto alla stesura di questo documento che valuta le necessità di ridare una nuova funzione a questo territorio e che propone la realizzazione di un’infrastruttura adeguata ai bisogni attuali.
Il progetto e il documento sono il risultato di contatti e collaborazioni intrattenenuti con specialisti in materia, con enti pubblici, con istituzioni private e con le principali associazioni di Vallemaggia.

Il seguente documento si pone quindi questi obiettivi:
a) Mostrare la situazione attuale
: localizzazione, raggiungimento, possibilità escursionistiche, caratteristiche e risorse naturali.
b) Descrizione della realtà in passato
: caratteristiche della pastorizia e dell’alpeggio, condizioni di vita.
c) La Via Alta Vallemaggia
: progetto regionale e oppurtunità di rilancio per Tomeo
d) Presentazione del progetto
: il rifugio attuale, proposta d’intervento con obiettivi e progetto di massima, preventivo finanziario, piano di finanziamento, gestione futura.
e) Campagna raccolta fondi



Modello in scala 1:100



2. Tomeo: aspetti geografici, naturalistici ed escursionistici

2.1. Risalire la valle e raggiungere il lago

Il sentiero, segnalato, parte dal villaggio di Broglio, scende fino al fiume Maggia, che si attraversa su un ponte, per poi risalire il versante opposto passando in una pineta. Dopo un tratto pianeggiante si giunge al torrente che scende dalla valle di Tomeo: si supera su un ardito ponte in legno, chiamato Pontidéll, mentre sotto le limpide acque del ruscello scorrono in una sinuosa gola intagliata nella roccia viva. E da qui il sentiero inizia a salire e a inoltrarsi nelle valle.



Tocca dapprima il corte Vall (1092 m), dove, ai piedi delle pareti rocciose e tra imponenti faggi, si notano i resti della cascina distrutta da una valanga.
In seguito il sentiero continua ripido e tortuoso su terreno accidentato, attraversa il corso di piccoli torrenti generalmente asciutti e si innalza verso un dosso che svetta controcielo, Corte Grande, la nostra meta. Prima di giungervi bisogna ancora attraversare delle placche rocciose generalmente bagnate, ma una fune metallica ne agevola il passaggio.



Quando si giunge finalmente a Corte Grande (1739 m), dopo una salita di 1000 metri, si è ampiamente ripagati dalla fatica fatta. Da questo punto si gode un’ottima vista sui villaggi del fondovalle come pure sulle montagne e le creste che svettano in alto. Ancora due passi e poi ecco il lago, una scoperta sorprendente in un paesaggio avvincente.
Da Broglio: 2.30/3 ore

2.2. Il rifugio

A Corte Grande vi sono tre piccoli edifici: una stalla in cattivo stato, uno stabile ricostruito sui ruderi di una cantina, la vecchia e minuscola cascina che ospitava gli alpigiani e dove tanti anni fa si fabbricava il formaggio.



Quest’ultimo edificio, dopo un lungo periodo di abbandono e di deperimento, nel 1990 venne riparato da un gruppo di volontari che mise a punto un minuscolo e umile rifugio, sempre aperto e a disposizione di tutti. Lo stabile nel corso del 2009, su iniziativa del Patriziato e per opera sempre di volontari, fu ulteriormente migliorato e reso un po’ più confortevole; è un piccolo passo reso necessario dalla crescente richiesta di ospitalità, ma non può essere che provvisorio, in attesa di una soluzione radicale e completa, come quella che è oggetto del progetto qui presentato.




2.3. Molteplici escursioni: punto di arrivo e di partenza

La zona circostante il Rifugio Tomeo offre molteplici possibilità di escursioni di straordinaria bellezza, adatte sia a chi ama percorrere i sentieri di montagna come pure a quelli che privilegiano le asperità alpine. In questo documento vengono elencate solo alcune mete e
ricordati i principali percorsi.

2.3.1. Il Lago di Tomeo (1692 m)

Questa è la meta più facile e la ragione per cui molti escursionisti salgono a Tomeo. A dieci minuti dal Rifugio, adagiato in una conca rocciosa si scopre un tipico lago di origine glaciale, circondato da un anfiteatro di pareti rocciose. È un lago assai grande (6 ettari) e
profondo (oltre 30 metri). La posizione incassata e il paesaggio circostante gli danno un colore blu scuro e intenso, che non permette di scrutarne la profondità.
Le sue acque sono comunque invitanti e il paesaggio austero e di grande fascino é diventato una meta apprezzata dagli escursionisti.



2.3.2. I valichi

Tra le principali attrattività della montagna vi è quella di poter passare da una valle all’altra, approffittando della presenza di varchi che si aprono sulle creste e che risultano agevoli da ambo i lati. Questi passaggi offrono nuovi scenari e rendono possibili lunghi
tragitti.
Partendo da Tomeo nel corso di una giornata vi sono le seguenti possibilità:
- la Bássa di Chènt (2224 m): tra la valle di Tomeo e la valle di Cocco
- la Bássa da Pertüs (2156 m): tra la valle di Tomeo e la valle di Pertusio, in valle di Prato
- la Bochèta du Triangolígn (2541 m): tra la valle di Tomeo e la valle Redorta
- la Forcarella di Redorta (2181 m): tra la valle di Pertusio e la valle di Redorta
- la Bochèta di Pígn (2198 m): tra la valle di Cocco e la valle d’Osola
- la Bochèta di Mött (2142 m), tra la valle di Cocco e la valle d’Osola

2.3.3. Le vette

Per chi ama l’alta montagna e le zone prive di sentiero e per chi vuole confrontarsi con difficoltà di tipo alpino, sono possibili, avendo come punto di partenza il rifugio di Tomeo, diverse ascensioni di grande fascino. Vengono qui elencate solo le principali, quelle
più vicine e più conosciute.

Monte Zucchero (2735 m)

Montagna a forma piramidale che emerge e risalta nella corona di vette che si possono osservare sia dalla Verzasca che dalla Lavizzara. E’ un importante nodo orografico da cui si dipartono quattro dorsali creando uno scenario alpino imponente e dallo stupendo panorama, tanto che da questa vetta c’è chi afferma si può vedere Milano e in giornate limpide di essere in grado di distinguere la Madonnina posta sul Duomo.



Dalla vetta del Monte Zucchero si può poi scendere in valle Verzasca verso Sonogno o Brione. Si raggiunge questa cima, come pure il Triangolino, partendo da Corte Grande, passando da Corte Piatto: dopo aver risalito i Piett e i Gann du Zücar, su pascoli e pietraie facili da percorrere e privi di pericoli, si raggiunge la bocchetta del Monte Zucchero (Bochèta dal Triangolígn), una stretta sella inserita tra le due vette che collega la Valle Lavizzara alla Valle Redorta.
Dal Rifugio Tomeo alla cima: ca. 3 ore

Triangolino (2591 m)

Pizzo slanciato a forma triangolare che si erge accanto al monte Zucchero (Triangolom), del quale ricalca il profilo; pur essendo meno alto e meno appariscente di quest’ultimo, contribuisce a dare risalto allo scenario alpino che corona la parte alta della valle di Tomeo.



Pizzo Val Mala (2271 m)
Cima con forma slanciata, emergente sullo spartiacque che separa la valle di Tomeo dalla valle di Cocco.
Da questo punto orografico si dipartono due piccole valli secondarie estremamente scoscese e selvagge: la Val Cornera e la Val Mala.
Una sella a sud del pizzo, la Bocheta dala Piodina, rende agevole l’ascensione che offre un bel panorama.



Si raggiunge questa cima partendo da Corte Grande, in direzione della Piodina, il corte più alto dell’alpe di Tomeo, posto appunto ai piedi delle rocce sommatali del Pizzo Val Mala.
Dal Rifugio Tomeo: ca. 2.30 ore

Pizzo di Chènt (2444 m)

E’ una vetta dai versanti dirupati e assai difficile da raggiungere. La sua forma è messa in evidenza dallo spigolo che scende ripido verso la sella della Bassa di Chènt e anche questo fatto contribuisce a rendere imponente la cornice di montagne che fa da corona al circo glaciale dell’alta valle di Tomeo. Belli e interessanti sono gli itinerari di cresta che portano alla vetta.
Dal Rifugio Tomeo : 3 ore



Corona di Redorta (2804 m)
Elegante e ardita sommità dall’aspetto ora snello, ora di massiccia piramide. E’ tra le cime più ambite, proprio grazie alla sua possente presenza: per raggiungerla bisogna però superare un ragguardevole dislivello. Offre una vista panoramica straordinaria sull’intero gruppo del Campo Tencia (3071 m), l’unica montagna oltre i 3000 metri tutta su suolo ticinese. Dalla cima lo sguardo si allarga e
abbraccia le numerose valli del Locarnese. Durante la salita ci si può imbattere anche in gruppi di stambecchi che vivono lassù.



Da Corte Grande si raggiunge questa montagna seguendo la Via Alta Vallemaggia, il cui percoreso è segnato in bianco-blu-bianco, in direzione della Capanna Soveltra. Giunti alla quota 2567 metri, all’altezza di un omino costruito sul crinale tra la valle di Pertusio e la
valle di Larecc, in breve tempo, si risale la cresta fino alla vetta.
Dal Rifugio Tomeo: 5 ore
Dalla vetta alla Capanna Soveltra: 3 ore

2.3.4. Da una capanna all’altra

Dal rifugio di Tomeo, in direzione nord, seguendo il tracciato della Via Alta Vallemaggia si raggiunge la capanna Soveltra (1534 m) di proprietà della SAV (Società alpinistica valmaggese). Sempre dal rifugio, ma questa volta in direzione sud, si trova la capanna dell’Alpe Spluga di proprietà del Patriziato di Giumaglio. Anche in questo caso il sentiero da seguire è il tracciato della Via Alta Vallemaggia.



Altra capanna raggiungibile da Tomeo è la Capanna Osola (1418 m). Si segue il medesimo itinerario dell’alpe Spluga e poco dopo il laghetto di Spluga (1964 m) ci si dirige a sinistra su sentiero ben tracciato e segnalato verso la bocchetta di Canova (2226 m) e quindi alla Capanna Osola. La distanza tra il Rifugio Tomeo e la Capanna Osola non è indifferente, è quindi consigliabile il pernottamento all’alpe Spluga per poi raggiungere la Capanna Osola il giorno successivo.
Rifugio Tomeo – Capanna Soveltra: 7 ore
Rifugio Tomeo – Capanna Alpe Spluga: 7 ore

2.3.5. Il trekking Via Alta Vallemaggia
Nel 2007, su iniziativa di alcune persone sostenute dalla Società Alpinistica Valmaggese (SAV) e in seguito da un’apposita associazione, è nato un progetto di Via Alta della Vallemaggia: un trekking che corre in buona parte sul crinale del versante sinistro che delimita la Vallemaggia dalla valle Verzasca. L’opera, inaugurata nel corso del 2010, presenta un tragitto spettacolare che collega la regione del Lago Maggiore (Locarno-Cardada) con la parte interna delle Alpi ticinesi (Fusio). È un progetto regionale di grande
rilevanza turistica che porta a scoprire zone selvagge e valli dimenticate, un’offerta turistica utile pure per promuovere lo sviluppo delle comunità di montagna e delle zone periferiche meno favorite.




Il progetto di miglioria e di ampliamento del rifugio di Tomeo è parte integrante ed essenziale del percorso di Via Alta Vallemaggia. È l’ultimo tassello indispensabile affinchè il trekking possa svolgersi in modo adeguato e sicuro, per affermarsi come una delle proposte di escursionismo alpino tra le più interessanti a livello cantonale.


3. Il passato. La valle di Tomeo e l’alpe: la montagna e l’uomo

La Lavizzara è una valle che si apre a ventaglio, composita e ramificata; al tronco principale, che da Cavergno (459 m) passa per Fusio (1289 m) prima di culminare sul Pizzo Cristallina (2911 m), si innestano a Prato e a Peccia due estese valli laterali che prendono il nome da queste località, nonché numerosi piccoli avvallamenti, tra cui Tomeo, in generale ripidi e profondi, in grado però di accogliere minuscoli alpeggi.

3.1. Una valle scavata nella viva roccia

Sul versante sinistro della Lavizzara, di fronte a Broglio, si apre un evidente solco che risale fino al Monte Zucchero (2735 m). In alcuni documenti veniva chiamato Valle di Broglio, ma il nome più comune, tuttora impiegato, risulta essere Tomé.
Ha un’estensione di 380 ettari, il 70% dei quali appare improduttivo, poiché costituito da versanti rocciosi e da detriti di frana privi di vegetazione; solo un terzo del territorio in passato si prestava al pascolo che risultava però quasi sempre impervio, ingombro di pietrame e con un suolo estremamente povero.



Per chi con fatica la risale, si presenta come un intaglio praticato nella montagna dall’azione e dalla forza dei ghiacciai e dei corsi d’acqua, reso particolarmente evidente e spettacolare dalla durezza e dalla resistenza delle rocce. La conformazione del paesaggio che si incontra è il risultato delle evoluzioni geologiche vecchie di molti milioni di anni e dell’alternarsi dei climi che hanno determinato la storia delle glaciazioni e degli ultimi millenni. L’uomo, l’ultimo venuto, ha dovuto piegarsi a queste condizioni naturali estreme.
Quattro fattori hanno reso dura e difficile l’esistenza all’uomo (pastori, cacciatori e raccoglitori) che da questi luoghi doveva trarre la propria sussistenza: le vertiginose pendenze di vaste superfici praticamente inaccessibili; il predominare della pietra viva, priva di suoli e di vegetazione; l’estrema povertà di terra, causa l’immediata erosione e asportazione; la violenza e la frequenza delle forze naturali che si manifestano con cadute di frane e di sassi, con il precipitare a valle delle valanghe, con il gonfiarsi repentino dei corsi d’acqua.
La remota storia geologica della Valle di Tomeo la si può ricostruire e leggere osservando determinate morfologie e minuscoli segni che si svelano davanti a un attento osservatore. Nella parte inferiore della valle il ghiacciaio è responsabile del trogolo, stretto e profondo, e dei versanti ripidissimi e verticali; più in alto ha formato il terrazzo sul quale si trova Córt Grand, ha scavato la depressione che accoglie le acque del lago e la conca del Córt du Fornaa; in cima ha modellato il circo glaciale semicircolare dei Piètt, coronato da creste e da pizzi. Il torrente forma cascate, continua a lisciare le rocce sulle quali scorre e più a valle scava gole alla ricerca della pendenza ideale.
Nella valle di Tomeo nulla e nessuno ostacola l’azione incessante della natura e del tempo: all’uomo del passato non è rimasto che adattarsi; all’uomo di oggi e di domani si richiede solo discrezione e rispetto: unicamente quello che normalmente ci si attende da un ospite di passaggio.

3.2. Tante fatiche per un po’ di formaggio

A Tomeo si trova un alpe, già citato nell’anno 1323 in un documento del capitolo della chiesa plebana di san Vittore a Muralto; nel Cinquecento passa in mano private, fino al 1807, quando i proprietari, Ignazio e Giuseppe Pfeiffer di Prato, lo vendettero al patriziato di Broglio per l’ingente somma di «115 armette di francia a lire 38 caduna». È quindi solo all’inizio dell’Ottocento che la comunità di Broglio entra in possesso, a pieno diritto, di un alpe tutto suo, anche se assai impervio e scarsamente produttivo.



Per secoli il territorio dell’alpe iniziava sul bordo scosceso del dosso di Córt Grand e occupava solo la parte alta della valle, fino allo spartiacque. La parte bassa, al di sotto di Pontíd, era di dominio pubblico e quindi a disposizione per il vago pascolo durante tutta la stagione vegetativa; la vicinia (comunità dei vicini, vale a dire degli abitanti originari del luogo) concedeva poi a ogni cittadino la possibilità di sfalcio del fieno selvatico e di sfruttamento delle altre risorse naturali.
In quel periodo l’economia alpestre si organizzava con spostamenti a tappe in cinque diversi luoghi e la durata del soggiorno variava a dipendenza del pascolo a disposizione. Gli stabili dell’alpe erano situati tra i 1700 e i 2200 metri e formavano i seguenti cinque corti: Córt Grand, Córt du Fornaa, Córt Piatt, Piodína, Larasgèd.
Già nella seconda metà dell’Ottocento diventava difficile trovare affittuari, tanto che il valore dell’affitto restava modesto.
A partire dal 1892 si aggiunse alla superficie dell’alpe pure la parte bassa e il confine fu spostato definitivamente all’imbocco della valle; si aggregò quindi il corte denominato la Vall, dove nel 1911 si costruì un edificio adibito a rifugio degli alpigiani e si ricavò, sotto a un masso, una piccola cantina per potervi conservare latte e formaggio.

3.3. Poche vacche e molte capre

I primi dati certi sul numero di capi di bestiame grosso e di bestiame minuto che venivano fatti salire annualmente sull’alpe di Tomeo risalgono ai primi anni del Novecento e figurano nel prezioso libro scritto da Federico Merz nel 1911, dal titolo “Gli alpi del Canton Ticino”. Sull’alpe di Tomeo, uno dei più miseri della Lavizzara, i pascoli – poco estesi e pietrosi – potevano nutrine al massimo una quindicina di vacche da latte, 4 o 5 bovini giovani, almeno 120 capre, due o tre maiali. La scarsità di foraggio, le fatiche causate dai poco agevoli spostamenti quotidiani alla ricerca dell’erba, l’esposizione continua alle intemperie e ai rigori del clima influivano sulla produzione del latte e quindi sulla quantità dei latticini. In Tomeo una mucca produceva in media non più di 5 litri di latte al giorno che, mescolato e lavorato assieme a quello delle capre, permetteva di ottenere in media durante i tre mesi estivi: 15 quintali di formaggio, uno di burro e due di ricotta.




Un risultato e un guadagno modesto, specie se confrontato all’energia investita e alle fatiche sopportate, senza per altro dimenticare l’incertezza che accompagnava continuamente questi montanari; un fatto inaspettato poteva colpire all’improvviso e rovinare un’intera stagione o talvolta una vita: una disgrazia, una vacca che andava a rotoloni, la neve in piena estate che costringeva a scendere in basso, un’alluvione, il formaggio andato a male o rimasto invenduto. Quando, dopo aver soddisfatto il fabbisogno alimentare della propria famiglia e racimolata la somma da versare per l’affitto dell’alpe, restavano alcuni soldi, era già un successo e ci si riteneva contenti.
Che l’alpe di Tomeo non permettesse di realizzare grandi guadagni lo si può intuire anche dal fatto che al momento dell’incanto, ogni sei anni, fossero pochi i concorrenti e l’alpe risultasse poco conteso. Non sorprende quindi il fatto che questo alpe venisse generalmente preso in affitto dalle famiglie più indigenti di Broglio, talora pure da alpigiani provenienti da altri villaggi. Tomeo, un
po’ come in Valle Bavona, apparteneva alla categoria definita “gli alpi della fame”.
Per tutti questi motivi fu uno dei primi alpi lavizzaresi a venire abbandonato. L’ultimo alpigiano, Isidoro Donati, vi salì con il bestiame dopo il terribile inverno del 1951, durante il quale erano stati asportati sentieri, rovinate cascine, ingombrati i già miseri pascoli con pietre e legnami. Impotente e scoraggiato l’alpigiano resistette tutta l’estate, ma poi, a metà settembre 1951, maledì quella vita e rinunciò a risalire sull’alpe. L’ultimo “scarico” chiuse così definitivamente un capitolo forse millenario.

3.4. Tracce e ricordi lasciati da pastori e da animali

Percorrendo la Valle di Tomeo, tanto aspra quanto povera, l’escursionista attento ritrova numerose opere e segni lasciati da antichi alpigiani che invitano a intraprendere anche un viaggio nel tempo. Nei punti più esposti e pericolosi si notano incavi intagliati nella roccia che permettevano di posare i piede ben fermo, fori scavati a con punta e martello per posare stanghe e assicurare il passaggio, muri di sostegno e scalinate per attenuare le pendenze e superare balze, sentieri ricavati nelle pietraie per permettere alle mucche di raggiungere i pascoli più discosti. Nei luoghi più favorevoli alla vegetazione si nota ancora l’azione di bonifica dei pascoli, con la raccolta del pietrame; nel Córt Vall si ritrovano tuttora segni evidenti di un canale d’irrigazione. Per ospitare l’uomo e per permettere la lavorazione del latte furono costruite minuscole cascine, semplici ma estremamente funzionali. Se le condizioni naturali lo permettevano si scavava sotto i macigni alla ricerca di ambienti sotterranei e freschi, dove conservare latte e formaggio.
La fitta rete di sentieri, parecchi dei quali ora cancellati da una fitta vegetazione spontanea e dall’incessante attività erosiva, si adattavano alla morfologia del luogo e spesso si inerpicavano sempre più in alto su pendii scoscesi, su versanti a picco, su cenge vertiginose. Il solco lasciato spesso sul terreno dal passaggio di uomini e animali, le pietre lisciate dalle calzature ricordano
tuttora la vita e le fatiche di generazioni di pastori e di alpigiani. Camminare in Val Tomeo è come camminare nella storia, è come rivivere sentimenti ed emozioni che vengono da lontano. Ecco perchè ritornare oggi in Tomeo, oltre a far bene al fisico, fa bene anche alla mente e al cuore.
Dalle rupi di Tomeo all’Olanda, alla California e di nuovo in Tomeo

La memoria dell’uomo è di breve durata, poi tutto, e rapidamente, cade nell’oblio. Il ricordo di qualche vicenda umana, se particolarmente drammatica e non troppo remota, può giungere però fino a noi. È il caso della storia che viene qui brevemente raccontata e che ha coinvolto persone di tre generazioni appartenenti alla stessa famiglia e che in Tomeo hanno trascorso parte della loro vita.
Tutto ebbe inizio il 5 settembre 1895 sul versante sinistro della Valle di Tomeo dove il maestro del villaggio, Giuseppe Donati di 53 anni, precipita da un dirupo, mentre stava tagliando fieno selvatico su una cengia, e muore lasciando una vedova con sei bambini ancora in tenera età. Drammi di questo genere erano frequenti nei villaggi delle nostre valli, ma risultavano particolarmente gravi quando veniva a mancare un padre ancora giovane.
La vedova del maestro, Maria, dichiarata dal comune in uno stato di “miserabilità”, si vide costretta a mandare tre figli in Olanda: Erminio di 14 anni, Amabile di 12 anni, Giacinto di 11 anni. Le condizioni di lavoro di questi giovanissimi emigranti e lo sfruttamento infantile erano spaventosi, tanto che Erminio morì in Olanda 4 anni dopo; Amabile, fatto rientrare in patria, partì subito verso la California, dove morì diciannovenne. Solo Giacinto sopravvisse a quelle drammatiche esperienze: dopo alcuni anni passati lontano da casa come spazzacamino, partì anche lui per l’America in qualità di mungitore di vacche per poi rientrare a Broglio, povero come quando era partito, e in seguito per molti anni tornò a mungere vacche e capre e a far formaggio sugli alpi e soprattutto a Tomeo. Tutto sommato non stava peggio tra le rocce e i dirupi di casa che nei paesi caratterizzati da ricche terre e da larghi orizzonti.


Scomparsi nella polvere

Un’altra vicenda, pure legata all’esistenza di Giacinto, è a lieto fine. Negli anni Trenta, dopo il lungo periodo d’emigrazione, Giacinto portava in estate sull’alpe di Tomeo anche i propri figli per avere un aiuto nei lavori quotidiani: curavano le vacche, radunavano le capre che volentieri si allontanano e cercano l’erba su pareti rocciose, aiutavano a mungere le capre, pulivano gli attrezzi necessari alla lavorazione del latte.



Un giorno Dante, un figlio che aveva una decina d’anni, sorvegliava le vacche al pascolo sul versante sinistro del lago di Tomeo; una giornata tranquilla per il ragazzo, ma improvvisamente si staccò una frana dalle rocce sovrastanti e con un frastuono assordante grandi massi rotolarono verso il lago, sommergendo tutta la zona in una fitta nube di polvere. Dante era proprio là in mezzo e il padre precipitatosi alla porta della cascina lo vide scomparire nel polverone. Terrorizzato gridò: “Dante non c’è più! Lo abbiamo perso”. Quando la polvere iniziò poi a diradarsi riapparvero, l’una dopo l’altra, tutte le vacche illese e solo dopo un bel po' ricomparì da dietro un masso anche il ragazzo, senza neppure un graffio. Qualcuno, lassù, quella volta aveva avuto compassione.

A fare legna come alpinisti

In Tomeo il pericolo si trovava ovunque ed era costante, ma c’era pure chi andava a cercarlo per risparmiare due passi e un po’ di fatica, sorretti dall’incoscienza giovanile, dall’agilità pari a quella delle capre, dal bisogno di sfide per rompere la monotonia di ogni giorno. È così che Celio, il figlio maggiore di Giacinto, una volta ha voluto infrangere il divieto di suo padre. Sopra a Córt Grand la montagna sale ripidissima fino alla cima denominata i Piodísc, formando un versante di rocce lisce, di placconate alternate a minuscole cenge trasversali, coperte solo da ciuffi d’erba. La zona è praticamente inaccessibile, anche se si raccontava di due possibilità, più remote che reali, di attraversamento a metà versante per giungere direttamente all’Òvi du Sacc’, dove crescono anche degli alberi. Córt Piatt, situato a 2058 metri, si trova oltre il limite del bosco e bisognava quindi sempre portare la legna dal basso. Celio, per scansare questa la fatica, ebbe una volta l’idea di attraversare il versante dirupato dei Piodísc per raccogliere legna il più in alto possibile. Si inoltrò con coraggio sulle prime corone evitando di guardare in basso, si arrampicò aggrappato a ciuffi d’erba fino al
punto in cui non era più in grado di tornare, ebbe paura, cercò di dominare l’ansia fino a quando, infine, si trovò senza fiato e tremante dall’altra parte. Per il ritorno con il carico di legna gli toccò risalire la costa fino alla vetta per poi ridiscendere la montagna e raggiungere la cascina. Quella fu una sfida e una disobbedienza che gli servirono da lezione per tutta la vita: non raccontò mai quanto
aveva fatto a suo padre, ma in tarda età solo ai suoi figli.



3.5. Tomeo: rivalorizzare una valle e una comunità

In questo breve documento scritto di carattere storico-geografico, si sono tracciate alcune tenui linee che evidenziano la struttura e le caratteristiche del paesaggio naturale e che aprono piccoli spiragli sulla presenza dell’uomo durante i secoli: una sequenza, quella descritta, che ha avuto un inizio remoto e una fine recente, avvenuta con l’abbandono della pastorizia e dell’alpeggio nel 1951. Da ormai sessant’anni, la valle di Tomeo è poco frequentata e risulta negletta: quel territorio, persa la sua antica funzione, sembra ora diventato inutile, quasi superfluo. Per la comunità locale grava come un peso, è più fonte di preoccupazione che di benefici.



Eppure in quella valle dimenticata si conservano alcuni tesori che potrebbero aprire nuove opportunità in grado di agevolare una riconversione e ridarle una nuova vita. Le attuali risorse sono quelle di una natura selvaggia, spontanea, quasi incontaminata; la
fortuna è anche quella di conservare un patrimonio storico, ricco di impronte lasciate da una civiltà alpina, forte e ingegnosa, proprio in un luogo tra i più aspri e difficili dell’arco alpino. La Valle di Tomeo è come uno scrigno contenente particolarità naturali rare e toccanti memorie di uomini testardi e tenaci, che in parte hanno dovuto piegarsi alle forze della natura e in parte hanno saputo
modellare la natura stessa ai propri bisogni. Le risorse importanti di questo territorio estremo oggi non sono più quelle alimentari: non ci si va più per nutrire il nostro corpo, ma per ritrovare se stessi e per riscoprire i valori veri, quelli della natura e dell’uomo, sempre più sommersi dall’affanno e dall’inquietudine dei nostri tempi. Anche Tomeo, come tante altre valli dimenticate e nascoste, ora riesce a nutrire il nostro spirito.

4. Progetto di miglioria e ampliamento
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4.1. Situazione attuale difficile

Nel 1990, la cascina di Corte Grande del Patriziato di Broglio è stata trasformata in un piccolo e semplice rifugio aperto tutto l’anno e a disposizione degli escursionisti e dei pescatori. Nella stagione 2009 le precarie condizioni e la sempre maggior affluenza di turisti ha reso necessario un primo intervento di miglioria dotando il rifugio di una cucina-refettorio con stufa a legna, lavello con acqua corrente, una sistemazione del dormitorio con otto posti letto. Si è inoltre provveduto a migliorare l’impianto di illuminazione con pannello solare, inoltre è stata eseguita una sistemazione all’esterno. Tutto questo è stato possibile grazie ad un gruppo di volontari e alla sensibilità del Patriziato.
A pochi metri di distanza dal rifugio si trova la stalla: una tipica costruzione in muratura a secco con tetto in piode a due falde.
Durante l’inverno 2008-2009, a causa delle abbondanti nevicate il tetto ha subito un forte degrado, tanto che si è resa necessaria la copertura provvisoria con un telone per poterlo preservare da ulteriori cedimenti. Nello stesso tempo, al primo piano dello stabile si è allestito un piccolo dormitorio d’emergenza, onde permettere di accogliere gruppi di escursionisti, vista l’esigua capienza del rifugio.

4.2. Proposta d’intervento: obiettivi e progetto

L’analisi dell’andamento della stagione estiva 2009, che ha fatto seguito all’intervento di miglioria, indica chiaramente che le infrastrutture attuali presentano, malgrado tutti gli sforzi effettuati, gravi carenze in vari ambiti. Mancano i servizi igienici, un’ampia cucina-refettorio, una maggiore capienza di posti letto, una camera per il guardiano e un locale adibito a deposito. Sono carenti tutti gli altri servizi.
La situazione diviene sempre più inadeguata specie se consideriamo il sensibile aumento di richieste e di pernottamenti. Solo nel 2009 le presenze sono raddoppiate rispetto agli anni precedenti. Si sono valutate diverse possibilità di ampliamento dell’attuale piccolo rifugio e si è capito che l’unica possibilità consisteva nell’integrare questo edificio a quello della stalla, il cui volume sarà raddoppiato. In tal modo, si salvaguardano le costruzioni esistenti, si ottengono gli spazi desiderati e tutte le infrastrutture necessarie, inoltre gli edifici diventano complementari e funzionali. È un progetto che valorizza le testimonianze del passato, apportando però le
modifiche indispensabili per rispondere alle esigenze odierne. Dopo avere letto il capitolo 3, che descrive le condizioni di vita sull’alpe, è facilmente immaginabile quanto questi luoghi siano impregnati di storia, e quindi ci sembra doveroso valorizzarli. Essi rappresentano l’anima e la memoria di un vissuto che vanno conservate e trasmesse alle giovani generazioni in una nuova funzione.

4.3. Piano di finanziamento

Per preparare e lanciare la campagna volta a raccogliere fondi per finanziare il progetto abbiamo finora contattato preliminarmente organismi cantonali, istituzioni regionali, fondazioni, enti pubblici e privati. L’idea è ampiamente condivisa, ritenuta utile e necessaria. Le indicazioni risultanti da questi contatti sono positive e incoraggianti. Si tratta ora di inoltrare le richieste ufficiali di sostegno in modo da garantire il finanziamento dell’opera. Sulla base di due progetti analoghi, realizzati in Valle negli ultimi anni, e su quanto ci è stato indicato siamo in grado già ora di precisare come circa Fr. 200'000.-- saranno garantiti da sussidi cantonali previsti dalla legislazione in vigore.
Resta una cifra scoperta di Fr. 281'000.-- che il patriziato di Broglio dovrà reperire ricorrendo ad aiuti esterni basati su donazioni. È stato messo a punto un elenco di istituzioni pubbliche e private, a livello cantonale e nazionale, che nei loro statuti e nei loro scopi
prevedono aiuti concreti a favore delle regioni di montagna e per la realizzazione di progetti volti a valorizzare le caratteristiche ambientali e storiche. Per ovvi motivi non è prevista la possibilità di usufruire di prestiti bancari.
È per questo motivo che ci rivolgiamo anche a voi, sicuri di incontrare comprensione e solidarietà.

4.4. Gestione futura

Il Patriziato di Broglio, proprietario delle infrastrutture, si occuperà della gestione. Per il momento non è prevista una presenza fissa del guardiano; il gruppo di lavoro si incaricherà di cercare le persone che a rotazione si recheranno regolarmente per controllare il buon funzionamento della capanna. Come nelle altre strutture prive di guardiano, all’interno saranno poste le polizze di versamento e una cassetta di sicurezza per il pagamento dei pernottamenti e delle consumazioni.
Abbiamo quantificato quali potranno essere i costi ordinari per l’intera struttura: copertura assicurativa, voli d’elicottero per la manutenzione del rifugio e il trasporto della legna, quantificabili in ca. Fr. 2'000 annui.
Dopo le migliorie del 2009 è stata tenuta per la prima volta una registrazione per quanto riguarda i pernottamenti e i passaggi: figurano oltre 200 pernottamenti e altrettanti passaggi, con un’entrata di oltre Fr. 5'000. Questo risultato è stato ottenuto senza alcuna promozione pubblicitaria. Sulla base delle cifre esposte, crediamo che si possa guardare al futuro con serenità e ottimismo; il rifugio garantisce un sicuro autofinanziamento e a lungo termine potrà anche essere una risorsa economica per l’ente patriziale.

4.5. Possibili sviluppi

Lo sviluppo di Tomeo dipenderà sicuramente dalla realizzazione della capanna che, a dipendenza della frequentazione, verrà gestita almeno nei mesi estivi di punta. Anche solo in questo modo garantirà un sicuro indotto economico a favore del Patriziato e potrebbe dar luogo anche a un posto di lavoro a tempo parziale. Un settore che dovrà necessariamnte svilupparsi consisterà nella manutenzione e nel miglioramento della rete dei sentieri per renderla più sicura e più agevole. Un ulteriore intervento, non indispensabile ma vantaggioso, potrebbe consistere nel ripristino degli stabili presenti nei vari corti superiori: la cascina del Piatt, distrutta da una valanga nell’inverno 2008-2009; la cascina del Fornaa, costruita sottoroccia e sulla tratta della Via Alta; la cascina del Larasgèd, edificata tra massi e larici. Questi interventi, da realizzare a tappe, andrebbero effettuati in modo semplice, sulla base del volontariato, recuperando il materiale del  posto e con una copertura in lamiera per limitare i costi. Non solo servirebbero a ricostruire i vari spostamenti della transumanza, ma servirebbero anche come piccoli rifugi d’emergenza.
Per permettere all’escursionista di apprezzare il territorio, con le sue componenti naturalistiche e antropiche, tornerebbe molto utile la proposta di un percorso didattico, come pure un piccolo punto d’informazione in uno degli stabili ripristinati. Tutte queste prospettive sono subordinate alla realizzazione della capanna principale, ma permettono di vedere le potenzialità della regione e giustificano il progetto che viene qui proposto.

5. Considerazioni finali

Con questo progetto il Patriziato di Broglio, tramite il gruppo di lavoro appositamente costituito, ha intrapreso un’importante sfida, che intende perseguire in modo convinto e con determinazione. La scarsità delle proprie risorse finanziarie rendono indispensabile l’aiuto
esterno. Si conta quindi sulla solidarietà e sulla generosità di associazioni, fondazioni, enti pubblici e privati, come pure sul volontariato di tutti quelli a cui stanno a cuore la montagna e la gente che vi vive. Le condizioni geografiche di Tomeo non permettono più uno sfruttamento alpestre tradizionale e si corre quindi il pericolo che la zona venga abbandonata, con i sentieri trascurati e gli edifici condannati a scomparire. Per ridare un futuro bisogna quindi puntare su risorse alternative, ricercate e apprezzate, utili alla società moderna. Le risorse e le speranze della valle di Tomeo consistono in un paesaggio severo e avvincente, in una natura spontanea e vigorosa, in un territorio ricco di testimonianze della civiltà alpina e in una rete di percorsi tra valli e montagne.
Già negli ultimi anni in Tomeo, malgrado la precarietà delle strutture logistiche, si è sviluppato l’escursionismo e tutto lascia capire che questo fenomeno si rafforzerà ulteriormente. Aumenta il numero di persone che percorrono le montagne e alcuni fattori tendono a favorire la zona di Tomeo. Il sentiero che risale la valle figura nell’Inventario delle vie di comunicazione storiche della Svizzera, il lago risulta un’attrattiva, la Via Alta della Vallemaggia attraversa questa valle laterale e vi prevede una stazione logistica indispensabile, inoltre, sempre più, Tomeo non è punto di arrivo, ma di partenza verso altre mete. Con la capanna si potrà ridare vita a questa regione dimenticata, povera di terra ma ricca di natura e di storia. È un progetto che torna utile a tutti quelli che cercano evasione dalla società urbana, sempre più travagliata e logorante e sarà pure una realizzazione utile e necessaria a favore del villaggio di Broglio e del comune di Lavizzara, piccole e preziose comunità di montagna.
Noi ci crediamo!

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