Mostra fotografica Mendrisio - viaaltavallemaggia

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Mostra fotografica Mendrisio



La "Via Alta della Vallemaggia" un appuntamento immancabile per appassionati della montagna e non!
Da sabato 3 marzo a giovedì 5 aprile 2012 la SPAI Mendrisio offre la possibilità ai propri studenti  e a tutte le persone interessate di ammirare questa bellissima mostra fotografica realizzata dal Museo di Valmaggia.
Cerimonia di apertura sabato 3 marzo ore 15.00

Orari di apertura:
lunedi-giovedi:    dalle 15.00 alle 19.00
venerdi:    dalle 15.00 alle 17.00
sabato:    dalle 14.00 alle 17.00

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la locandina dell'evento



Quella che agli occhi di taluni potrebbe sembrare un’avventura inutile e assurda, è nata, forse, perché il destino mi ha assegnato un posto in valle, dove vivo e lavoro con la mia famiglia, immerso nella bellezza della natura, e dove le montagne mi proteggono e fanno da bella cornice al cielo di casa. Oppure, forse perché ho trascorso la vita da ragazzo sull’alpe, intento a rincorrere le capre sulle pendici e tra le pietraie, libero come un camoscio: sono stati anni che hanno lasciato il segno e temperato la mia vita.

La Via Alta della Vallemaggia, prima di essere un progetto vero e proprio, è stata un’idea nata un po’ dietro le quinte e senza clamore, covata giorno e notte, promossa poi da un gruppo ristretto di amici che vi hanno fermamente creduto e che si sono dati da fare sul terreno con grande entusiasmo e spirito di avventura.

Era l’anno 2002, allorché io ero responsabile della neonata capanna Soveltra, in valle di Prato, regione molto attrattiva ai piedi del pizzo Campolencia, crocevia di valli laterali e punto di partenza verso numerosi valichi. Parecchi sentieri e vari collegamenti furono subito scoperti e percorsi dai turisti; tra le mete più frequentate figurava pure la Forcarella di Redorta, il più importante valico tra la Lavizzara e la Verzasca, luogo di passaggio e di incontro, all’origine, tra l’altro, di diversi matrimoni, tanto da meritarsi il nome di “pass di spós”. Proprio questo passaggio, che collega Prato a Sonogno, era il più scomodo da raggiungere per chi partiva dalla capanna Soveltra, infatti il sentiero scendeva sul fondovalle per poi risalire. Pensare a un allacciamento in alta quota era molto stimolante e avrebbe reso più facile il tragitto. Ma come migliorare e rendere più attrattivo il collegamento?

Naturalmente il mio sogno era una traversata in alto, passando dall’alpe Larécc e abbozzare una vera e propria Via Alta. Conoscevo abbastanza bene la regione e ho quindi iniziato, tuffo solo, a cercare le tracce di un vecchio sentiero dell’alpe Campala, che portava nella direzione desiderata, e a recuperare parzialmente il tracciato. In seguito ho coinvolto alcuni amici nell’operazione; è assieme a Loro e con tanto entusiasmo che è stato creato così il primo tratto, un collegamento turistico molto panoramico in alta quota. Da quell’esperienza entusiasmante è scoppiata la febbre della Via Alta.

Dapprima un desiderio remoto, divenuto poi un obbiettivo, ma anche un chiodo fisso, quello di poter raggiungere addirittura la città di Locarno, passando sul filo delle montagne, fino alla nota località dì Cardada-Cimetta. Un sogno sicuramente non facile da concretizzare, ma perché non provarci!


Alcune premesse incoraggianti esistevano già, infatti sul lato sinistro della valle, quello che ci separa dalla Verzasca, esistono diversi alpeggi, con numerosi corti e cascinali abbandonati: vi erano quindi le possibilità di creare punti di sosta e di ristoro lungo la futura via alta che avrebbe dovuto collegare la città di Locarno al villaggio di Fusio. Qualcosa inoltre si stava lentamente muovendo: nella valle di Giumaglio il Patriziato intendeva recuperare l’alpe Spluga; nella Bassa Valle era già in funzione un punto di ristoro sull’alpe di Nimi; nella valle di Maggia l’alpe Masnèe aveva le caratteristiche ideali per diventare un luogo di fermata, il Patriziato di Broglio, con occhio da pioniere, già da anni aveva realizzato un piccolo rifugio nella Valle di Tomeo e la capanna Soveltra era li, tutta nuova e pronta ad accogliere il turista. A questo punto si trattava di collegare i vari luoghi fra di loro con una traccia dove posare piedi, calcolando tappe percorribili in una giornata di cammino, così da garantire ai turisti l’arrivo in un luogo sicuro e nel contempo un’esperienza singolare.

Le mie conoscenze di questo lungo crinale e degli alpeggi che vi si trovano erano frammentarie, in certi luoghi non ero mai stato e i punti oscuri suscitavano molti interrogativi: bisognava assolutamente verificare sul posto tutte le possibilità dove tracciare la futura via. Con un gruppetto di buoni amici si occupava il sabato e la domenica nella ricerca del percorso. Dove era possibile si sfruttavano i sentieri esistenti, si scoprivano e si recuperavano vecchie tracce sommerse dalla vegetazione; altrove, in luoghi dove forse nessun alpigiano avrebbe mai osato mettere piede, è stato necessario definire tratte e passaggi del tutto nuovi.

Sono stati momenti belli, intensi e gratificanti; quando venivano scoperti determinati passaggi si festeggiava anche stappando una bottiglia di buon vino. A mano a mano che si snodava il tracciato e sull’onda dell’entusiasmo sono state fatte marcature provvisorie per permettere il passaggio ai primi escursionisti che si avventuravano su quella via e apprezzavano le opportunità di pernottare in alto o di raggiungere il fondovalle con sicurezza.         

In seguito a questi primi lavori spontanei, tutti eseguiti sulla base del volontariato, è stata costituita ‘Associazione Via Alta Vallemaggia, la quale si è presa a carico intero progetto e tutte le procedure necessarie per farlo proseguire e per portarlo a termine.

L’opera si è conclusa celermente, grazie all’impegno di molti volontari e alla collaborazione di Vallemaggia Turismo, che ha sostenuto e accompagnato il progetto.


Il 31 luglio 2010 è stata una giornata memorabile: a Cardada, panoramico balcone sul Lago Maggiore, ha avuto luogo la cerimonia d’inaugurazione a cui hanno fatto da cornice molte persone, autorità e animatori turistici. Il traguardo era raggiunto e, per tutti quelli che si erano dedicati alla realizzazione della via, fu un momento gratificante. Il sogno era diventato realtà e la Via Alta della Vallemaggia era lì, pronta per essere scoperta e apprezzata dai turisti amanti della montagna e da tutti quelli che gradiscono lunghi percorsi da seguire durante diversi giorni. La nuova offerta turistica ha suscitato subito apprezzamenti positivi con risonanze allargatesi ben oltre i nostri confini.

La Via Alta è una via del tutto particolare: sull’intera lunghezza di oltre cinquanta chilometri si toccano due quote estreme del Ticino: il Lago Maggiore, che con un’altitudine inferiore ai 200 metri è il punto più basso della Svizzera, e il pizzo CampoTencia, l’unica montagna interamente su suolo ticinese che svetta oltre i 3000 metri.
       

Un percorso di grande varietà naturalistica che offre all’escursionista e al turista una realtà tutta da scoprire e da gustare, La Via Alta non presenta tratti particolarmente difficili, ma richiede comunque una buona preparazione fisica, indispensabile per superare i dislivelli e per sostenere la lunghezza delle tappe. La realizzazione di quest’opera, oltre l’attrattività turistica, ha avuto il merito di coinvolgere molti attori: volontari, associazioni presenti in valle e in particolare i Patriziati delle zone interessate, i quali hanno trovato nuovi stimoli nel gestire in modo diverso il loro patrimonio montano e alpestre, trasformando le vecchie cascine degli alpi inutilizzate, in accoglienti e moderni luoghi di fermata e ristoro. È con gratitudine che dedichiamo quest’opera a tutte le generazioni di montanari e pastori che hanno tracciato sulle nostre montagne innumerevoli sentieri, percorsi incessantemente con fatica e sudore, lasciandoci splendide tracce di storia e una grande lezione di vita.


Efrem Foresti

Presidente dell’Associazione Via Alta Vallemaggia.

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